sabato, 30 dicembre 2006
Lo so che arriverai, lo so perché lo sento, lo so perché me lo devi. Ti rincorrerò fino a perdere il fiato, ti acciufferò per il bavero e ti costringerò a guardarmi negli occhi, con le ciglia che tremano per il tempo trascorso a cercarti con gli occhi, col cuore, con le vene. Non avrai scampo e non ne avrò io. Prigionieri di noi stessi e della tua bellezza straziante.
martedì, 19 dicembre 2006
Non si può lavorare così, non si può procedere... Ci sono tante cose da fare, la parte organizzativa è noiosa e piena di grane, eppure ce la metto tutta affinché le cose vadano tutte per il verso giusto. Ma è impossibile continuare a farlo bene, con queste ombre che disfano ciò che accuratamente e con pazienza costruisco. Il disfattismo è l'arma più pericolosa, soprattuto per il teatro, soprattutto quando è dettato dal livore, da una sorta di rabbia sorda ma non muta, ma non monca. Bisognerebbe prendere certe persone, proprio quelle che sparlano male di tutto e di tutti, che mettono zizzania, e sbatterle fuori. E lo farei, se solo dipendesse tutto da me. Sono stanca dei parlottii, delle frasine sussurrate, dei soggetti con due piedi e una staffa sola, delle primedonne isteriche che credono di essere indispensabili, dei finti modesti, dei falsi umili. Stringo i denti ancora per un poco... e poi... chiodo, lingua, portone (come Mistero Buffo insegna).
giovedì, 14 dicembre 2006
author: viareggina @ dicembre 14, 2006 16:26
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Ancora nei miei sogni, ancora così lontano dalla realtà, ti affacci sul mio inconscio e prendi vita in fase Rem, respiri sul mio collo e sussurri nelle mie orecchie, mi avvicini a te e poi sparisci di nuovo. Ed io mi risveglio di soprassalto, con i segni del tuo passaggio su di me ancora impressi addosso, con i lividi doloranti e invisibili, con la voglia cattiva di uscire di casa e venire da te, buttare fuori chiunque ti stia calpestando e costituirmi poi come omicida di copioni.
martedì, 05 dicembre 2006
Dov'è il palco? Forse ho ancora gli occhi abituati al buio e non riesco a vedere un punto illuminato, forse è ancora troppo lontano per intravederlo soltanto, forse ho dimenticato gli occhiali... E invece no. Eccolo. Appare alla mia vista come una visione mistica, ma è lontano, troppo lontano, non riesco a toccarlo. La storia si ripete, ore ed ore passate a studiare, un copione ingrato , cieco alle mie occhiaie, sordo ai miei sbadigli, ma dannatamente bello e affascinante, raggirante, insinuante. E soprattutto MIO, appreso ma non ancora compreso, figlio di una sorte dispettosa. E' lui che si mette tra me e il palco, impedendomi un salto, trattenendomi per un orecchio. Ma so aspettare...