domenica, 27 maggio 2007
Tri tri tri, fru fru fru,
uhi uhi uhi, ihu ihu ihu.
Il poeta si diverte,
pazzamente,
smisuratamente!
Non lo state a insolentire,
lasciatelo divertire
poveretto,
queste piccole corbellerie
sono il suo diletto.
Cucù rurù,
rurù cucù,
cuccuccurucù!
Cosa sono queste indecenze?
Queste strofe bisbetiche?
licenze, licenze,
licenze poetiche!
Sono la mia passione.
Farafarafarafa,
Tarataratarata,
Paraparaparapa,
Laralaralarala!
Sapete cosa sono?
Sono robe avanzate,
non sono grullerie,
sono la... spazzatura
delle altre poesie.
Bubububu
fufufufu
Friù!
Friù!
Se d'un qualunque nesso
son prive,
perché le scrive
quel fesso?
Bilobilobilobilobilo
blum!
Filofilofilofilofilo
flum!
Bilolù. Filolù.
U.
Non è vero che non vogliono dire,
vogliono dire qualcosa.
Voglion dire...
come quando uno si mette a cantare
senza saper le parole.
Una cosa molto volgare.
Ebbene, così mi piace di fare.
Aaaaa!
Eeeee!
Iiiii!
Ooooo!
Uuuuu!
A! E! I! O! U!
Ma giovinotto,
diteci un poco una cosa,
non è la vostra una posa,
di voler con così poco
tenere alimentato
un sì gran foco?
Huisc... Huiusc...
Huisciu... sciu sciu,
Sciukoku... Koku koku,
Sciu
ko
ku.
Come si deve fare a capire?
Avete delle belle pretese,
sembra ormai che scriviate in giapponese,
Abì, alì, alarì.
Riririri!
Ri.
Lasciate pure che si sbizzarisca,
anzi, è bene che non la finisca,
il divertimento gli costerà caro:
gli daranno del somaro.
Labala
falala
falala...
eppoi lala...
e lalala lalalala lalala.
Certo è un azzardo un po' forte
scrivere delle cose così,
che ci son professori, oggidì,
a tutte le porte.
Ahahahahahahah!
Ahahahahahahah!
Ahahahahahahah!
Infine,
io ho pienamente ragione,
i tempi sono molto cambiati,
gli uomini non domandano più nulla
dai poeti:
e lasciatemi divertire!
Aldo Palazzeschi
giovedì, 24 maggio 2007
Ormai soltanto pochi padiglioni auricolari sanno far entrare determinate e precise onde sonore, e le sanno trasformare nei miei esatti quasi matematici sentimenti. E i proprietari di codesti padiglioni sanno che sono una seguace di Stanislavskij, o che almeno diciamo parte della mia formazione si rifà al metodo più adottato nell'ambito teatrale. Ultimamente ho però scoperto di nuovo il gusto della scoperta e questa ripetizione è voluta; Antonin Artaud mi ha sempre affascinato, anche se non posso negare di aver impiegato vari mesi a leggere e a capire, almeno in quel tempo, il suo "Il Teatro e il suo Doppio". Per non parlare appunto del Teatro della Crudeltà. Solo provandolo alla fine si capiscono le 260 pagine. L'ho risfogliato, incuriosita da una frase letta stamattina, ed ho davvero trovato qualcosa che per la prima volta mi trova completamente in accordo con il pensiero e il manifesto del Teatro della Crudeltà:
" Un'idea del teatro si è perduta. Nella misura in cui il teatro si limita a farci penetrare nell'intimità di qualche fantoccio, e a trasformare lo spettatore in un voyeur, è logico che l'élite lo abbandoni e che le masse vadano a cercare nel cinema, nella rivista, e nel circo soddisfazioni violente, capaci di non deluderle. Al punto di logoromanto in cui è giunta la nostra sensibilità, è evidente che abbiamo soprattutto bisogno di un teatro che ci svegli: nervi e cuore."
Ed io aggiungo: il mio Teatro, crudele amante/carnefice non mi rende forse una sua sofferente e felice concubina?
" Ma teatro della crudeltà vuol significare teatro difficile e crudele anzitutto con me stesso".
giovedì, 24 maggio 2007

Una sonora e fragrante risata!!!
mercoledì, 23 maggio 2007
Spreco di spirito in vergognoso scempio
è la lussuria in atto, e finché è in atto, la lussuria
è spergiura, assassina, ricolma di sangue e di colpa,
selvaggia, estrema, brutale, crudele, infida;
appena goduta, subito disprezzata;
dissennatamente rincorsa, e appena avuta,
dissennatamente odiata, come inghiottita esca a bella posta tesa a render chi la prende folle;
folle nella caccia come nel possesso;
avendo avuto, avendo e cercando di avere, estrema;
una beatitudine alla prova e, provata, una gran pena;
prima, una gioia ripromessa; dopo, un sogno.
Tutto questo il mondo ben lo sa, ma nessuno sa bene
come evitare il paradiso che porta gli uomini a questo inferno.
William Shakespeare
domenica, 20 maggio 2007
Guardo il mare incresparsi, ma non lo vedo. In realtà i miei occhi indagano tra quel verde-azzurro in cerca di un indizio accusatore per la mia distrazione. Per ciò cerco orme sulla sabbia asciutta, cancellate da altre orme, anche dalle mie. Sulla riva altre orme. Altre me. Tutti camminano. Tutti lasciano orme. Io no. La bocca degli altri si muove e i loro occhi si cercano, si abbassano, si intrecciano, sfuggono, si chiudono. I miei no. I miei occhi sono sul fondo del mar Tirreno a cercare un segno di te. Che non ci sei. Ritorno a galla dai miei pensieri ed osservo per l'ultima volta il mondo senza sonoro. Mi tolgo le cuffie dell'Mp3 e cerco la tua voce. Che non trovo. Chiudo gli occhi e ti sogno. Fortunatamente così vero, per disdetta ma non per disgrazia così lontano.
martedì, 15 maggio 2007
Il pensiero di te mi annaffia il cuore di succo di mele e la gola di nettare di pesca gialla. E la mia mente resta stranamente lucida, attenta, pronta a scattare, consapevole di dove voglio arrivare e come arrivarci e come ottenerlo. E già nelle orecchie sento gli applausi, e già nelle narici l'odore... anzi l'Odore... e le mani tremano, ma appena appena, un bel respiro e voilà subito smettono; e poi la voce trova subito il suo stradotto di fluidità sonora e parlando fischietto canticchio felice, felice, felice. Non trovo difficoltà insormontabili, provo e riprovo decine di volte la stessa scena, penso continuamente a lei, e soprattutto a noi, tutti insieme. Sì sto delirando persa in questo lussureggiante madido pensiero. Niente mi spaventa, niente mi ferma, appena la consapevolezza di quel che sto facendo si affaccia alla mia anima non riconosco in me nemmeno il senso di vertigine. Oddio quante cose posso fare quando solo mi affiora il pensiero di te!
sabato, 12 maggio 2007
Non riesco a capire la pioggia quando il sole schianta l'asfalto. E non si può capire la tristezza col sorriso sulle labbra. Perdonami mondo se non sto dietro ai tuoi svariati infiniti molteplici problemi. Io sono felice! Non ho un centesimo, pochi grammi di salute, ho il busto ad honorem nella casa farmaceutica del nimesulide, ho un mucchio di bollette da pagare e la mia auto non passerà la revisione. Ma io sono felice e chiedo venia. Ho un uomo meraviglioso accanto, una splendida famiglia, un canino bambinato e amici ed amiche affettuosi. Ho un palco che mi attende, un copione ambito e desiderato, il mio Teatro che mi dà tanto per quanto mi ha tolto. Ed il mondo che gira sopra la mia testa, con i suoi fiori, colori, profumi. E non sono sola. Devo desiderare di più da questa vita? Ok, allora voglio una zebra a pois.
venerdì, 11 maggio 2007
Ti ho cercata nei meandri della mente, della mia e di qualcun altro. Senza trovarti ho disperatamente lottato con il tuo parlottare tra il riso e la freschezza. Mesi, assurdi attimi frazionati in trentesimi, a cambiar pettinatura, trucco, collane. Locandine attaccate con la colla e staccate con la saliva dal mio petto. Vuoto. Ricerca di un'io che non esiste. Ritrovamento del mio amore steso al sole ad asciugare. Completamente, ragionevolmente rassegnata, ho alzato la voce solo per farti sentire che anche se tu non c'eri, il mio Amore di Palco bastava per tutte e due. Ho alzato la testa per provare ancora una volta ad assomigliarti, ho aperto il diaframma, ho parlato, mi sono seduta e rialzata. La gente intorno rideva. Dunque ho voltato lo sguardo verso di me, ed ho trovato te, Dejanira benedetta!
lunedì, 07 maggio 2007
Printemps je te sens dans les yeux
ivre de vert et ivre de tepore
chaque chose qui touche avec ton sourire se remarque en fleur.
Combien de nids tu portes à la brousse
combien de roses sauvages à lacolline !
Les chapeaux de paille à moi tu portes et les vêtementsde dentelle !
Oh que joie des trous de la broderie montrer les épaules blanches comme cire !
Sous une tendre branche oh que joie sebrûler oh printemps !
Je suis des foules ! Et je crie au ciellimpide ma sauvage désire ardemment de seules.
Voilà, mien je rêve perdu reprend force muet de mots.
Oh malins regardées jette au vent chaque retenue et découvre le sein.
La reine je me sens des mille fleurs et des mille étoiles !