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"Finché avro la forza di andare avanti, farò Teatro. Anzi no, finché farò Teatro avrò la forza di andare avanti"
Carlo Giuffré
"Finché avro la forza di andare avanti, farò Teatro. Anzi no, finché farò Teatro avrò la forza di andare avanti"
Carlo Giuffré
Uno squarcio di sole mi ha fatto chiudere gli occhi, già semichiusi dal sonno. Stringendo tra le mani le chiavi del Teatro, ho cercato qualcosa che potesse spiegare questa sensazione. E' una via di mezzo tra una rivincita ed un'umile ringraziamento a chi c'ha creduto. E la speranza di farcela a sopportare l'emozione. Quando, questa sera, le mie dita alzeranno gli interruttori del palco, ed io mi avvierò, carica di battiti, verso il Palcoscenico, forse mi verrà in mente la parola giusta per descrivere cos'è. Una cosa è certa: questa è una vittoria. Ma non la vittoria di una partita leale, di un concorrente ed uno sfidante. No. Questa è la vittoria di un papero nero, curvo su stesso dalla paura di essere sgridato, sempre ultimo della fila, sempre inadatto, sempre sbagliato, sempre incapace. Un papero nero che un bel giorno, prendendo in mano un libro di Commedie di Shakespeare, ha visto il cielo aprirsi, ed una lama di cielo venirgli incontro, corregli dietro, fino a sventrargli la schiena. Ha sentito la sua spina dorsale sfilarsi, senza dolore, senza sangue, senza lacrime... Ha visto una mano di pioggia togliere un involucro scuro come un sacco pieno di rifiuti organici, e soffiare dentro polvere argentata. Il cielo si è richiuso e la spina dorsale nuova ha sorretto e movimentato i movimenti di un cigno, sempre nero, sempre curvo, sempre ultimo della fila, ma fiero e felice.
E poi c'è la vittoria tra il cigno e chi ha cercato di abbatterlo con bastoni di parole, con incomprensibili gelosie, con gratuite cattiverie e inindividuabili falsità, con maledizioni mascherate da complimenti.
Il cigno stasera accenderà le luci del palco e dal palco volerà.