venerdì, 30 novembre 2007
author: viareggina @ novembre 30, 2007 15:34
category: teatro, passione, io
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Sto annusando, l'aria mi sembra più rarefatta e non percepisco un odore preciso... Conto le mie dita... Cerco una sicurezza, un numero d'antidoto alla paura, un calore contro le gufe di nome e di faccia. Il numero del dito medio funziona sempre bene, è un numero porta sorrisi in ogni circostanza. Per questo terrò questo segreto, il segreto della mia passione, il segreto della mano di assi, il segreto della bellezza persino senza trucco (l'anima non ne ha bisogno...), il segreto della camminata aggraziata e attoriale, il segreto della lealtà e della chiarezza senza mezzi termini e senza passare da via impervie per far 10 passi. Nascosto, ben nascosto, davvero, alle facce verdi di solarium d'invidia, per evitare che il sogno si sgretoli, per necessità di copione, per gustarmi ancora un poco, in bocca, in mano, nella penna, in una email profumata di menta e gelsomino, questa realizzazione attesa a lungo, mai sperata e, al cader di una stella, avverata.


martedì, 27 novembre 2007
author: viareggina @ novembre 27, 2007 16:21
category: teatro, passione
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Io sono un istrione ma la genialità è nata insieme a me
nel teatro che vuoi dove un altro cadrà io mi surclasserò
Io sono un istrione ma la teatralità scorre dentro di me
quattro tavole in croce e qualche spettatore, chi sono lo vedrai… lo vedrai…
In una stanza di tre muri tengo il pubblico con me
sull’orlo di un abisso oscuro, coi i miei crac con i miei chi
e la commedia brillerà del fuoco sacro acceso in me
e parlo e piango e riderò nel personaggio… che vivrò
Perdonatemi se con nessuno di voi non ho niente in comune
io sono un istrione a cui la scena dà la giusta dimensione
La vita torna in me ad ogni chi è di scena
che io sentirò e ancora morirò di gioia e di paura quando il sipario sale
paura che... potrò non ricordare più la parte che so già
poi quando tocca a me puntuale sono là nel sogno sempre uguale… uguale…
Io sono un istrione ed ho scelto oramai la vita che farò
procuratemi voi sei repliche in città e un successo farò
Io sono un istrione e l’arte, l’arte sola è la vita per me
se mi date un teatro e un ruolo adatto a me
il genio si vedrà… si vedrà…
Con il mio viso ben truccato con la maschera che ho
in tono enfatico, discreto versi e prosa vi dirò con tenerezza o con furore
e mentre agli altri mentirò fino a che sembri verità
fino a che io ci crederò…
Non è per vanità quel che valgo lo so
e ad essere sincero solo un vero istrione è grande come me
ed io ne sono fiero
lunedì, 26 novembre 2007
author: viareggina @ novembre 26, 2007 14:35
category: testi, teatro, perle di saggezza
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La vispa Teresa avea tra l'erbetta a volo sorpresa gentile farfalletta. E tutta giuliva... (tanto la sapete tutti)...

Se questa è la storia  che sanno a memoria  i bimbi di un anno,

pochissimi sanno che cosa le avvenne quand'era ventenne.
Un giorno di festa la vispa Teresa uscendo di chiesa si alzava la vesta per farsi vedere le calze schiffonne che a tutte le donne fa molto piacere.
Armando, il pittore, vedendola bella, le chiese il favore di far da modella.
Teresa arrossì, ma disse di sì.
"Verrete?" - "Verrò: ma badi però..."
"Parola d'onore!" rispose il pittore.
Il giorno seguente, Armando, l'artista, stringendo furente la nuova conquista gridava a distesa: "T'ho presa, t'ho presa!"
A lui supplicando Teresa gridò:
"Su, su, mi fai male la spina dorsale:
mi lasci che anch'io son figlia di Dio...
Se ha qualche programma ne parli alla mamma..."
A tale minaccia Armando tremò, dischiuse le braccia, ma quella restò.
Perduto l'onore, sfumata la stima, la vispa Teresa, più vispa di prima,
per niente pentita, per niente confusa, capì che l'amore non è che una scusa.

Per circa tre lustri fu cara a parecchi: fra giovani e vecchi, oscuri ed illustri,
la vispa Teresa fu presa e ripresa.
Contenta e giuliva s'offriva e soffriva.
(La donna che s'offre, se apostrofa l'esse,
ha tutto interesse a dire che soffre.)

Ma giunta ai cinquanta, con l'anima affranta, col viso un po' tinto, col resto un po' finto,
per torsi d'impaccio dai prossimi acciacchi apriva uno spaccio di Sali eTabacchi.
Un giorno un cliente, chiedendo un toscano le porse la mano così... casualmente.
Teresa la prese, la strinse e gli chiese:
"Mi vuole sposare? Farebbe un'affare!"
Ma lui, di rimando, rispose: "No, no!... Vivendo e fumando che male ti fo'? "
Confusa e pentita Teresa arrossì, Dischiuse le dita e quello fuggì.
Ed ora Teresa, pentita davvero, non ha che un pensiero:
d'andarsene in chiesa.
Con l'anima stracca si siede e stabacca, offrendo al Signore gli avanzi di un cuore che batte la fiacca.
Ma, spesso, fissando con l'occhio smarrito la polvere gialla che resta sul dito,
le sembra il detrito di quella farfalla che un giorno ghermiva  stringendola viva.
Così come allora, Teresa risente la voce innocente che prega ed implora:
"Deh, lasciami! Anch'io son figlia di Dio!"
"Fu proprio un bel caso!" sospira Teresa, fiutando la presa che sale nel naso.
"Se qui non son lesta mi scappa anche questa."
E fiuta, e rifiuta, tossisce e sternuta:
il naso è una tromba che squilla e rimbomba e pare che l'eco si butti allo spreco...
Tra un fiotto e un rimpianto, tra un soffio e un eccì,
la vispa Teresa...
. . . . . . . . . . . . . . . .
lasciamola lì.

Trilussa
martedì, 20 novembre 2007
author: viareggina @ novembre 20, 2007 20:21
category: teatro, passione, io
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Non riesco a toglierti la mente di dosso, non voglio raccogliere i miei pensieri ed andare a giocare in un altro parco, non resisto alla tentazione di cercarti, ogni momento, ogni respiro. Le mie maschere mi impongono un ordine cronologico, temporale ed emozionale. Allora riparto e innesco la bomba. Il ticchettio mi dà fastidio, mi mette fretta, mi mette ansia, ma ormai e fatta. Il timer è programmato per un'ora illeggibile, potrebbe esplodere adesso, tra un mese, tra un secolo... Non ho paura, non ho fretta. So che succederà, so che tornerò e tornerai. Mi nasconderò per non trovarti. Mi chiamerai ed io ti tapperò le orecchie. Ti chiamerò con la bocca rotta dal freddo, e sanguinando urlerò la mia voglia di andare avanti. Tu non sei come ti sognavo, non sei facile come credevo da piccola, non sei alla portata di chiunque come voglion far credere. E' dura, durissima, e basta un nulla per far svanire tutto. Basta una frase detta male, un movimento gettato a terra, uno sguardo perso nella non-memoria. Ma io sono prudente, attenta, concentrata. Mi rigiro tra le mani la bomba come fosse una saponetta, ed aspetto finalmente il momento in cui esplodendo scatenerà Teatro.
sabato, 17 novembre 2007
author: viareggina @ novembre 17, 2007 12:05
category: teatro, passione, io
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glitter-graphics.com
Guardo il mio abito e lo trovo bellissimo.. Ma cos'è... E' un abito qualsiasi... Eppure mi sembra un capolavoro di magia... Soltanto per un attimo ho creduto di vederlo  perfino brillare... Non sono diventata completamente scema, no, no. Tutto sta brillando, i miei capelli, le mie scarpe, il mio viso, le mie parole che escono a scie come le code delle comete... Il mio Teatro mi strizza l'occhio e mi dice: "Piaciuta la sorpresa?"... Oh certo che sì... ma fino  a quando durerà tutto questo? Fino alla mezanotte? " Lui non mi ha risposto. Mi ha lasciata sul palco ed è fuggito con la Zucca.
martedì, 13 novembre 2007
author: viareggina @ novembre 13, 2007 10:10
category: aforismi, perle di saggezza
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Un giorno, un tizio venne da Socrate e cominciò a parlare, agitatissimo: "Hai sentito, Socrate, cos'ha fatto il tuo amico? Te lo devo proprio raccontare!".
"Aspetta un po'", intervenne il saggio, "hai passato tre volte al setaccio ciò che stai per dirmi?".
  "Passato al setaccio tre volte?", chiese l'altro sorpreso.
  "Sì, mio caro, esistono tre setacci. Fammi vedere se quel che stai per raccontare supererà i tre setacci.
  Il primo setaccio è quello della VERITA'. Hai controllato se tutto quello che vuoi dirmi è vero?".
  "No, l'ho sentito dire e...".
  "Vedi. Ma certamente lo avrai esaminato con il secondo setaccio, quello della BONTA'.
  E' almeno qualcosa di buono ciò che vuoi dirmi, visto che non è vero?".
  L'altro diventò ancora più incerto: "No, non si può dire, anzi, al contrario...".
  "Ho capito!", lo interruppe Socrate.
"Bene, ora usiamo il terzo setaccio e chiediamoci se E' NECESSARIO raccontare ciò per cui ti agiti tanto!".
  "Necessario, veramente, non mi sembra...".
  "Dunque", disse il saggio sorridendo, "se ciò che mi vuoi raccontare non è vero, nè buono, nè necessario....  
Allora lascialo stare e non diamocene più cura".
venerdì, 09 novembre 2007
author: viareggina @ novembre 09, 2007 12:49
category: io
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Non ho niente in tasca, non ho abiti firmati, la mia automobile è del medioevo, vado dal parrucchiere una volta all'anno, non mi faccio lampade, non faccio vacanze. Insomma, economicamente parlando uno schifo... Ma che dico?! Lo schifo sarebbe esser soli, col cuore bucato da cui fuoriescono senza via di salvamento emozioni, amici, amori. Schifo sarebbe cestinare i pensieri e cambiarli ad ogni respiro, rovesciar le frittate davanti a cuochi esperti e lasciarle rovinosamente cadere prive di giustificazioni. Schifo sarebbe il vuoto intorno, dentro, sopra, sotto, davanti e indietro. Schifo sono i fallimenti, non quelli economici, quelli di anima, quelli in cui si chiudono i battenti e si continua a svendere la merce sui marciapiedi per fregar la gente.
In realtà ho un gran tesoro, inestimabile e incomparabile ad altro, fatto di poco o di niente, costituito da mille battiti di cuore come soci, da persone vicine a me in ogni momento, ed è la consapevolezza di non essere mai sola.
mercoledì, 07 novembre 2007
author: viareggina @ novembre 07, 2007 11:59
category: io
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Nells classifica di Blogitalia, per la provincia di Lucca questo blog è 12°... Mi sembra impossibile...
Grazie a chi mi viene a trovare!!!
martedì, 06 novembre 2007
author: viareggina @ novembre 06, 2007 12:29
category: testi, teatro, passione, formazione
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"Quando non c'è più rimedio è inutile addolorarsi, perché si vede ormai il peggio che prima era attaccato alla speranza. Piangere sopra un male passato è il mezzo più sicuro per attirarsi nuovi mali. Quando la fortuna toglie ciò che non può essere conservato, bisogna avere pazienza: essa muta in burla la sua offesa. Il derubato che sorride, ruba qualcosa al ladro, ma chi piange per un dolore vano, ruba qualcosa a se stesso."

Otello, atto I scena III