martedì, 29 gennaio 2008
La mia fame procede in maniera direttamente proporzionale al tempo che si impiega a realizzare il succulento piatto.
Copione: dosare i gesti, le parole, le espressioni del volto e del cervello. Piccole dosi.
Costumi di scena: da scegliere meticolosamete sapendo che un grammo di voile in più rischia di far andare tutto in fumo.
Trucco: quel poco e quel tanto che basta per accontentare l'occhio, che ingordo vuole la sua parte.
Palco: tavola imbandita dove tutto procede al ritmo del tempo di cottura. Ovvero lento. Molto lento. Così lento che a guardarsi indietro deve passare ancora un secondo. Desiderio di accelelerare, di prendere per mano le lancette e buttarsi in una corsa a perdifiato in un abisso spinoso e colmo di adrenalina.
Rallentare. Perché più si corre, prima si arriva a destinazione e quando il timer suona, il fuoco va spento, il fuoco si spegne. Allora ferma, immobile, piena di lividi procurati a percuotere l'arsura, la fame, l'ingordigia. Abbassare il fuoco. Girare, girare il coltello, una volta dalla parte del manico, una volta dalla lama. Tagliarsi, sanguinare, succhiare il sangue a nutrimento dei lenti minuti.
Sento nelle mucose il tuo sapore, inghiottisco una salsa fatta di saliva ed immaginazione. Se fosse... sarebbe già finito tutto. Tutto il tempo, con le pause, anche, tutti gli ingredienti simili a quelli di una fattucchieria. Se fosse. Ma non è. Osservo il fuoco, acceso, pericoloso, lento. Lo sfioro, sobbalzo, sorido. Mi allontano. E attendo. E sento il fruscio del sipario che si avvicina.
domenica, 27 gennaio 2008
"Come un imperfetto attore sulla scena
che per paura scorda la sua parte,
o come un essere feroce colmo d'eccessiva furia,
a cui l'abbondanza della forza indebolisce il cuore;
così io, per paura e per sfiducia, dimentico di dire
la perfetta cerimonia del rituale d'amore,
e, nella forza stessa del mio amore, mi sento svigorire,
sopraffatto dal fardello della sua potenza.
Oh, siano i miei fogli alora, l'eloquenza
e gli auguri muti del mio parlante petto,
che chiedono amore e attendono una ricompensa
che sia più grande che per quella lingua che più e di più ha espresso.
Oh, impara a leggere ciò che il silenzioso amore ha scritto;
udir con gli occhi s'addice al fine ingegno dell'amore."
William Shakespeare
mercoledì, 23 gennaio 2008
"Era ebbra la speranza di cui ti sei vestito? Ha dormito da allora? E adesso si sveglia, verde e pallida, di fronte a ciò cui prima aveva così generosamente aspirato? Da questo momento reputo tale il tuo amore. Hai paura ad essere nell'azione e nel coraggio quello che sei nel desiderio? Vuoi da un lato avere ciò che consideri l'ornamento della vita e dal'altro vivere come un codardo nella tua stessa stima, lasciando che il "Non oso" accompagni il "Vorrei", come il povero gatto del proverbio?"
Macbeth - atto I scena VII
venerdì, 18 gennaio 2008
Certo che me lo aspettavo. Ormai conosco me stessa, conosco gli sguardi, le parole, le movenze, i fatti. Forse temevo questo momento, questa esplicita rivelazione di una realtà miope, contorta, emozionale. Non forse. Nel contempo ho provato a scardinare quella porta, dapprima con piccoli spintoni e dunque a spallate, con una violenza ed un impeto da far tremare il cielo. All'improvviso, quando esausta mi ero gettata sulla mia stanchezza poltrona, la porta si è aperta. E' uscito un lampo, un vortice di sangue e fiato caldo, seguito da una lama di ghiaccio, tagliente proprio sulla ferita apena appena cicatrizzata. Non ho opposto resistenza. Ma l'ho fatto. La mia giugulare mandava impulsi stroboscopici, le mie labbra secche cercavano la saliva per inumidirsi, un pensiero fisso, un ricciolo che mi è sceso sul viso. Ho resistito. Ma adesso non conosco più il mio vero nome, perché quella lettera a croce, con le braccia rivolte verso l'alto, era già cucita come iniziale sul mio fazzoletto, ancor prima che ne riconoscessi il senso.
Mischio la mia vita a quella di Yvonne e viene fuori l'essenza vera del Teatro.
giovedì, 17 gennaio 2008
Il quesito che mi echeggia senza fine nella mente diventa molesto. E molesto si fa il suono della mia voce che mi rimbomba nella cassa toracica. Per questo taccio. Per questo cerco di gustare ogni istante di te senza parlare, se non il minimo indispensabile che la didattica richiede. Distante da te eppure così vicina a tua insaputa... Ma volevo questo quando inseguivo la scia del tuo sguardo posarsi su di me? Tu, essenza evanescente di teatro al tiglio, finito per sbaglio in questa ventiquattrore stracolma di appunti ed accendini. Era questo il vuoto che cercavo quando istintivamente chiudevo la porta al mondo per estrometterlo da te? No. Questa è la parte della medaglia che mi allontana da me. L'altra parte, quella rivolta verso il cielo, è raramente osservabile ad occhio nudo. E ci sei. Esaminando minuziosamente il mio cuore alla lente di rimpicciolimento, trovo ancora quei famosi batteri a forma di palco che mi devastano l'organismo. Perché dovrei curarmi? Perché mai dovrei penicillinizzare una sana malattia da portatrice malata? Io voglio questo. Questo prepararmi al nostro prossimo, vicino ed emozionante incontro mettendo in piega l'anima coi bigodini, preparando la voce e truccando la faccia dall'interno. E lavorare sodo, lavorare duro per trasformare questa attrice impreparata (ricordati... impreparata sempre, davanti a te) nella tua attrice preferita.
lunedì, 14 gennaio 2008
Visto che se ne parla molto in giro, vorrei fare un estratto dei miei conoscenti adulatori:
- pronto Reby... come stai? (ovviamente non chiamano mai per sapere SOLO come stai)... ah si capisco (interrompendoti mentre magari racconti che ti sei sfondata una spalla, hai una mano rotta, la febbre a quaranta e la telecom staccata)... eh si coraggio (non sanno nemmeno di cosa parli). Senti Reby, già che ci siamo, mi viene in mente, mi puoi fare un favore? Guarda, ti ho visto a teatro l'altra sera, sei stata B R A VI S S S S I M A, del resto, si sa che sei la meglio..... (dopo la risposta NEGATIVA al favore): ah ho capito via ti lascio che mi suonano alla porta. Fammi sapere eh?? (Fammi sapere CHEEEE???)
- Guarda chi c'èèèèèèè!!! Reby ma lo sai che oggi ti volevo chiamare? Poi mi son detto/a, ma no non la voglio disturbare è sempre piena di impegni... Il teatro come va? Eh, ti vedo sempre sul giornale... Certo che sei braaaaaavaaa!!! Ascolta, non è che per caso potresti....
- Reby, non le ascoltare le malelingue, sono solo geosie, io lo so che te sei una brava persona, poi sempre così disponibile, aperta verso tutti, sei così BUONA (io buona??? ma che film hanno visto???)... Guarda, fossi io come te, io invece sono senza arte né parte, mica come te che si vede che hai studiato (ndr: teatro)... Ma è vero che hai una compagnia di cui sei la responsabile?? Ma pensa, me l'hanno detto!!! Chissà che un giorno... Non è che ti serve qualcuno? Anche una parte piccolina, sai io non sono capace... mica come te... ( e si aspettano una risposta tipo: ma nooo! tu non sei un'incapace!!!).
Le tre suddette tipologie mi fanno davvero divertire. Ed ancora di più quando vedo le loro facce spiazzate...
Ma non sono stupida, magari ci voglio passare. A volte.
Attendo le vostre testimonianze in merito.... ;-))
mercoledì, 09 gennaio 2008
La tragedia di Golfo Aranci del 9 gennaio 1896
La rievocazione della più grave tragedia della marineria viareggina attraverso rare cronache dell’epoca tra narrazione, musica e canto.
Una “storia d’archivio” di Riccardo Mazzoni. Voci narranti di Riccardo Mazzoni e Rebecca Palagi, intermezzi vocali di Samanta Barontini. Accompagnamento musicale di Adriano Barghetti
Sabato 12 gennaio 2007, ore 17
Museo della Marineria, Lungocanale Est
Siete tutti invitati!
martedì, 01 gennaio 2008
Il primo giorno dell'anno, le parole più ricorrenti sono "vorrei", "speriamo", "cercherò", "prometto". Come nel mio stile, non sono le mie. C'è chi vorrebbe che l'anno 2008 fosse migliore del 2007... Poi c'è chi spera che le cose cambino, magari senza il minimo sforzo perché ciò accada... E chi cercherà di portare verso di sé lumi di luna impossibili da raggiungere... Infine c'è chi promette cose che sa già a priori che non potrà mai mantenere.
Oggi nella cassetta della posta (ve lo giuro, è vero!) ho trovato la prima parte del copione "Il segreto della stella". L'anno nuovo mi ha portato questo.
"Lontana da te nell’istante in cui cantano gli alambicchi, nell’istante in cui il mare silenzioso e mugghiante si ripiega sui bianchi guanciali.Lontana da te, non potevo sapere. Il tuo amore non aveva che un solo nome, una sola sembianza. Io, sembianza e nome del tuo amore. Forse avrei potuto amarti, Robert, ma non ti amavo."