lunedì, 25 febbraio 2008
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza,
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di
fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto
prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del
semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
P. Neruda
sabato, 23 febbraio 2008
Ce ne sono di saggi, di copioni, di lezioni sul Teatro della Crudeltà... Ma non si parla mai della crudeltà del Teatro!!?? Eppure è un'agonia sottile e meravigliosamente calda. Quella crudeltà che ti fa osservare il palco da lontano, pregustandone il sapore, non sapendo nemmeno se mai lo assaggerai... Quella sottile malvagità di un carnefice che ti toglie l'orologio e ti dice: arriverò presto. Quella dolce cattiveria di chi sa che non resisti, che non esisti, che non respiri, senza... Quella lontananza che profetizza un ritorno, una lontananza forzata dagli eventi, un ritorno forzato dalla necessità oggettiva e fisica di una boccata d'ossigeno. No, non ci si arrende, non ci si rassegna, e nemmeno ci si sottrae a questi dolori, a queste ferite aperte ricoperte di sale, a questa spina nel bianco dell'occhio. Vittima di un mostro divoratore di emozioni, abbasso la temperatura interna e chiudo il sipario lasciando gocce di sangue sul pavimento. Il mostro le leccherà, ingordo e deluso di non aver trovato altro.
martedì, 19 febbraio 2008
Così tu sei ai miei pensieri come alla vita il cibo,
o come rovesci di dolci stagioni alla terra;
e per la tua pace io sostengo tale lotta
quale tra l'avaro ed i suoi ricchi averi:
ora esultante nel goderne, e poi subito
timoroso che quest'epoca ladra gli rubi il suo tesoro;
ora calcolando che il meglio sia lo star solo con te,
poi ancora meglio che il mondo veda il mio piacere;
talvolta sazio di banchettare della tua vista,
e poi subito affamato di uno sguardo;
possedendo o inseguendo solo il diletto
che ho già avuto o che avrò da te.
Così languisco e mi sazio, giorno dopo giorno,
o divorando tutto, o di tutto privo.
William Shakespeare
venerdì, 15 febbraio 2008
Un'arma affilata sta giocando col mio senso più sviluppato, zittendolo. No, non posso sopportare oltre. Guardo il Mio Palco e non lo riconosco, solcato, anzi, calpestato, senza riserve, senza rispetto, senza amore. E tu, taciturno, paziente, perfino rassegnato, stavolta, non fai una mossa. Non posso salvarti, stasera. Non dipende da me. Buttali fuori, buttali giù a calci, e ti giuro sul mio stesso nome che resterò qui tutta la notte a guardarti dormire, a guardarti mentre mi aspetti, mentre attendi l'unica che capisca il tuo respiro, e perfino quando questo sta subendo violenza.
Immobile, però, ti guardo profanare.
venerdì, 08 febbraio 2008
"O cuore di serpente, in un corpo simile a un fiore! Quale drago abitò in un antro così bello? Bellissimo tiranno! Angelico demonio! Corvo con ali di colomba, agnello famelico come un lupo! Lurida materia dall'apparenza divina! Perfetto contrario di quello che sembravi! Santo dannato! Nobile farabutto! O natura, che metterai nell'inferno, se hai accolto lo spirito di un demonio dentro il paradiso mortale di un corpo così perfetto? Vi fu mai un libro così bel rilegato, e di contenuto così vile? Può l'inganno abitare in un palazzo così sontuoso?"
giovedì, 07 febbraio 2008
Il cielo sopra di me, intorno e dentro di me è limpido e si vedono le stelle anche col sole. Non ho paura. Sto sorvolando il vulcano dei miei sensi rattrappiti, dimentichi di te e di queste sensazioni così note eppure così sconosciute. Il vulcano non è spento... no. Presto o troppo tardi si sveglierà e divorerà tutto, partirà una lunghissima lingua infuocata che si nutrirà di copioni e sogni. Incenerirà perfino il ghiaccio, oltreggiando la regia. Ma qualcosa si ferma, tutto tace, un' avaria alla valvola mitrale mi costringe a planare col vento contrario. Trovo un'isola a forma di stella... di stella marina. L'aria sa di sale. Dalla grande vetrage contornata di celeste ascolto l'infrangersi del mare. C'è tempo per dormire. Scendo e raccolgo stelle limpide, che si vedono anche col sole.
lunedì, 04 febbraio 2008
Hai tanto sognato di me che perdo la mia realtà.
E' ancora tempo di raggiungere il mio corpo vivente e di baciare sulla mia bocca la nascita della voce che ti è cara? Hai tanto sognato di me che le tue braccia, abituate stringendo la mia ombra a incrociarsi sul petto, probabilmente non si allaccerebbero al contorno del mio corpo.
E che, di fronte alla sembianza reale di ciò che ti ossessiona e ti governa da giorni e anni, certo diverresti un'ombra.
O bilance sentimentali.
Hai tanto sognato di me che certo non è più tempo di svegliarti. Dormi in piedi, il corpo esposto a tutte le sembianze dela vita e dell'amore e a me, la sola che conti oggi per te, potresti toccare la fronte e le labbra meno facilmente che le labbra e la fronte della prima venuta.
Hai tanto sognato di me, tanto camminato, parlato, dormito con il mio fantasma che probabilmente, e malgrado ciò, non ti resta che essere fantasma tra i fantasmi e cento volte più ombra dell'ombra che allegramente passeggia e passeggerà sul quadrante solare della mia vita.
Da "Il segreto della Stella" di Riccardo Mazzoni
sabato, 02 febbraio 2008
E' uno stato d'animo di impazienza e serenità, una determinazione e una forma mentis, un calcolo fatto a mente per tre volte con tre risultati diversi, un fratello possessivo e supponente, un amante esigente e crudele, il tempo che non passa mai, un mal di testa che va fatto passare, il profumo di legno, il sonno frammentato, l'attesa e la resa... Lo sbattere di una porta, un grido di rabbia, gli occhi bassi, lo sguardo dritto verso la luce, la voce incrinata, le parole dimenticate, la cipria sul naso, i bigodini all'anima, la voglia di urlare, il segreto, il nascondiglio delle paure, il ritorno di un sogno, la fuga dal mondo, la sabbia, il mare sopra, il mare sotto e dentro, la vibrazione dello stomaco, un broncio immotivato, il sorriso perenne, la stazione dei treni, i libri evidenziati in rosa, il ciondolo brillante fatto a borsetta, il reggiseno col fiocco rosa, una stella marina, un monumento, una poesia, la tentazione di mollare, le difficoltà da sfidare, i miei occhi truccati di nero, gli occhi su di me, la verità, tutte le bugie, io, nessun altra che me, tutte le altre, nessuno.