sabato, 03 maggio 2008
author: viareggina @ maggio 03, 2008 09:10
category: testi, teatro, shakespeare, passione
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castelloinaria
- Tortura e non grazia.  Il cielo è qui
dove vive Giulietta. Ogni gatto, ogni cane,
ogni piccolo topo, quello che c'è di più vile,
può vivere qui in cielo, e guardare Giulietta;
solo Romeo non può. C'è più rispetto,
più cortesia, più dignità per le mosche
che girano intorno a una carogna, che per Romeo.
Le mosche possono toccare la bianca meraviglia
della mano di Giulietta, e rubare
una felicità sovrumana alle sue labbra,
che, nella loro modestia, diventano ancora più rosse
considerando peccato quei baci; ma Romeo
non può! Egli è al bando. Questo possono fare
le mosche, e io no, perché devo fuggire.
Esse sono libere, e io al bando. E tu mi dici
ancora che esilio non è morte?
Non avevi, per uccidermi, un veleno, un coltello
dalla punta affilata, un mezzo qualsiasi di morte,
più immediato di questo miserabile "bandito"?
"Bandito"? O padre, i dannati nell'inferno dicono questa parola a cui fa eco un lungo lamento.
Tu che sei un servo di Dio, un confessore di anime,
uno che libera dai peccati, tu che dici di essere
mio amico, come hai il cuore di annientarmi
con la parola "bandito"? -
lunedì, 24 marzo 2008
author: viareggina @ marzo 24, 2008 11:24
category: testi, teatro, shakespeare, passione
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Addio, sei troppo prezioso perché io ti possegga,
e assai probabilmente tu conosci la tua stima;
la carta dei tuoi pregi ti consente di affrancarti;
i miei titoli su di te sono tutti scaduti.
Perché come ti tengo  se non per tua concessione,
e di tale ricchezza dov'è il mio merito?
Ragione di questo bel dono a me manca,
e così il mio diritto si sperde e a te si rende.
Tu desti te stesso, ignorando allora i tuoi pregi,
o me, a cui ti desti, prendendo per un altro;
così il tuo gran  dono, cresciuto su un malinteso,
se ne ritorna a casa, ora che tu giudichi meglio.
Ti ho avuto, quindi, come un sogno che lusinga:
nel sonno un re, al risveglio tutt'altro.

W. Shakespeare
domenica, 02 marzo 2008
author: viareggina @ marzo 02, 2008 19:01
category: testi, teatro, shakespeare, passione, formazione
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Giulietta

            Vuoi andare già via? Ancora è lontano il giorno:

non era l'allodola, era l'usignolo

che trafisse il tuo orecchio timoroso:

canta ogni notte laggiù dal melograno;

credimi, amore, era l'usignolo.


Romeo

            Era l'allodola, messaggera dell'alba,

non l'usignolo. Guarda, amore, la luce invidiosa

a strisce orla le nubi che si sciolgono a oriente;

le candele della notte non ardono più e il giorno

in punta di piedi si sporge felice dalle cime

nebbiose dei monti. Devo andare: è la vita,

o restare e morire.


Giulietta

            Quel chiarore laggiù

non è la luce del giorno, lo so: è una meteora

che si libera per te dal sole questa notte,

la torcia per farti lume sulla via di Mantova;

dunque rimani ancora, c'è tempo per andare.


Romeo

        Mi prendano pure, sarà certo la morte,

ma sono felice se tu vuoi così. E dirò, allora,

che là, quel grigio non è l'occhio del mattino

ma il fioco riverbero della fronte di Cinzia;

che non è l'allodola a battere la volta

del cielo, così alta su noi. Io voglio restare,

non voglio più partire: vieni, o morte,

sarai la benvenuta! Vuole così Giulietta.

Che c'è, anima? Parliamo, non è giorno.


Giulietta

            E' giorno, è giorno: dunque, presto, va' via!

E' l'allodola che canta fuori tono

forzando su dissonanze e aspri acuti.

Dicono che l'allodola divida con dolcezza

ogni accordo: questa non ci divide con dolcezza;

e ancora, che l'allodola e il rospo ripugnante

abbiano scambiato i loro occhi:

così avessero fatto anche della voce,

poi che quella voce lotta il nostro abbraccio,

perché ti caccia da me, col suo richiamo al giorno.

Oh, va', ora, va'; si fa sempre più luce.



martedì, 19 febbraio 2008
author: viareggina @ febbraio 19, 2008 15:36
category: testi, teatro, shakespeare, passione
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Così tu sei ai miei pensieri come alla vita il cibo,
o come rovesci di dolci stagioni alla terra;
e per la tua pace io sostengo tale lotta
quale tra l'avaro ed i suoi ricchi averi:
ora esultante nel goderne, e poi subito
timoroso che quest'epoca ladra gli rubi il suo tesoro;
ora calcolando che il meglio sia lo star solo con te,
poi ancora meglio che il mondo veda il mio piacere;
talvolta sazio di banchettare  della tua vista,
e poi subito affamato  di uno sguardo;
possedendo o inseguendo  solo il diletto
che ho già avuto  o che avrò da te.
Così languisco e mi sazio, giorno dopo giorno,
o divorando tutto, o di tutto privo.

William Shakespeare
venerdì, 08 febbraio 2008
author: viareggina @ febbraio 08, 2008 13:52
category: testi, teatro, shakespeare, passione
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"O cuore di serpente, in un corpo simile a un fiore! Quale drago abitò in un antro così bello? Bellissimo tiranno! Angelico demonio! Corvo con ali di colomba, agnello famelico come un lupo! Lurida materia dall'apparenza divina! Perfetto contrario di quello che sembravi! Santo dannato! Nobile farabutto! O natura, che metterai nell'inferno, se hai accolto lo spirito di un demonio dentro il paradiso mortale di un corpo così perfetto? Vi fu mai un libro così bel rilegato, e di contenuto così vile? Può l'inganno abitare in un palazzo così sontuoso?"
domenica, 27 gennaio 2008
author: viareggina @ gennaio 27, 2008 11:27
category: testi, teatro, shakespeare, metodo, passione, formazione, io
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"Come un imperfetto attore sulla scena
che per paura scorda la sua parte,
o come un essere feroce colmo d'eccessiva furia,
a cui l'abbondanza della forza indebolisce il cuore;
così io, per paura e per sfiducia, dimentico di dire
la perfetta cerimonia del rituale d'amore,
e, nella forza stessa del mio amore, mi sento svigorire,
sopraffatto dal fardello della sua potenza.
Oh, siano i miei fogli alora, l'eloquenza
e gli auguri muti del mio parlante petto,
che chiedono amore e attendono una ricompensa
che sia più grande che per quella lingua che più e di più ha espresso.
Oh, impara a leggere ciò che il silenzioso amore ha scritto;
udir con gli occhi s'addice al fine ingegno dell'amore."


William Shakespeare
mercoledì, 23 gennaio 2008
author: viareggina @ gennaio 23, 2008 19:11
category: testi, teatro, shakespeare, libro, passione, formazione, io
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"Era ebbra la speranza di cui ti sei vestito? Ha dormito  da allora?  E adesso si sveglia, verde e pallida, di fronte a ciò cui prima aveva così generosamente aspirato? Da questo  momento reputo tale il tuo amore. Hai paura ad essere nell'azione e nel coraggio quello che sei nel desiderio? Vuoi da un lato avere ciò che consideri l'ornamento della vita e dal'altro vivere come un codardo nella tua stessa stima, lasciando che il "Non oso" accompagni il "Vorrei", come il povero gatto del proverbio?"

Macbeth - atto I scena VII