venerdì, 18 luglio 2008
author: viareggina @ luglio 18, 2008 15:31
category: testi, teatro, libro, metodo, formazione
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"Lettera d'Amore" di Karl Valentine

Gennaio,33 Monaco 1925 e 1/2

Mio Caro Amato,

con mani piene di lacrime prendo la penna nelle mie mani e ti scrivo. Perché da tanto tempo non mi hai più scritto, quando ancora l'altro giorno mi hai scritto che mi avresti scritto tu se non ti scrivevo io? Ieri mi ha scritto anche mio padre. Scrive di averti scritto. Ma tu non mi hai scritto una sola parola del fatto che lui ti ha scritto. Se tu mi avessi scritto almeno una sola parola sul fatto che mio padre ti ha scritto, io avrei scritto a mio padre che tu gli avresti voluto scrivere, ma che purtroppo non avevi avuto il tempo di scrivergli, altrimenti gli avresti scritto.

E' una cosa ben triste questo nostro scriverci, perché tu non hai scritto in risposta ad uno solo degli scritti che io ti ho scritto. Sarebbe diverso se tu non sapessi scrivere, perché allora io non ti scriverei affatto, tu invece sai scrivere però non scrivi lo stesso quando io ti scrivo. Chiudo il mio scritto con la speranza che ora finalmente mi scriverai, altrimenti questo sarà l'ultimo scritto che io ti ho scritto. Se tu però anche questa volta non mi dovessi scrivere, scrivimi almeno che non mi vuoi scrivere affatto, così se non altro saprò perché non mi hai scritto.

Perdona la mia brutta scrittura, mi viene sempre il crampo dello scrivano quando scrivo, a te naturalmente il crampo dello scrivano non verrà mai, perché non scrivi mai.

                                              Saluti e baci

                                                     tua N. N.
sabato, 10 maggio 2008
author: viareggina @ maggio 10, 2008 20:01
category: testi, io
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la scenografia dei tuoi appartamenti
buia sacrestia della teatralità
la diplomazia lavabiancheria dei miei chiarimenti
solita amnesia della tranquillità
la didascalia dei tuoi atteggiamenti
sacra liturgia della formalità
l'autobiografia enciclopedia dei miei mutamenti tormenti
meteorologia della scontrosità e della codardia
e ci baciamo là
sopra il boccascena dell'ultima cena di chi tradirà
e un'altra volta in più "già"
ci si uccide la passione
dentro un'auto nel burrone la spingiamo giù ma
siamo sempre qua storie in bianco e nero
dove abbiamo solo un ruolo fisso da comparsa
nelle file di un bolero e tutto il resto è farsa
noi venimmo qua facce da straniero
dentro questa scena oscena per non farne a meno
altro giro di bolero ed un altro sorso di veleno
la radiografia dei miei giuramenti
vaga profezia della meschinità
la coreografia scelta simmetria dei tuoi turbamenti
nuda rapsodia della sinuosità
la tappezzeria dei miei pentimenti
fiacca parodia della maturità
la cineseria micro chirurgia dei tuoi sentimenti lamenti
pura maestria della fragilità e della tirannia
e se il mio cuore sta fermo alla frontiera
tu ti mostri fiera della vanità
perché‚ ci sono anch'io là tra i tuoi ninnoli d'avorio
a suonare il repertorio di un eterno addio ma
siamo sempre qua chiusi in un mistero
che l'amor sia tutto
è tutto ciò che noi sappiamo dell'amore che è un bolero
in cui ci muoviamo
noi saremo qua tra il falso e il vero
il bene e il male
quando voleremo
digitando uno e zero
in una realtà virtuale
o contando il tempo di un bolero

sabato, 03 maggio 2008
author: viareggina @ maggio 03, 2008 09:10
category: testi, teatro, shakespeare, passione
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castelloinaria
- Tortura e non grazia.  Il cielo è qui
dove vive Giulietta. Ogni gatto, ogni cane,
ogni piccolo topo, quello che c'è di più vile,
può vivere qui in cielo, e guardare Giulietta;
solo Romeo non può. C'è più rispetto,
più cortesia, più dignità per le mosche
che girano intorno a una carogna, che per Romeo.
Le mosche possono toccare la bianca meraviglia
della mano di Giulietta, e rubare
una felicità sovrumana alle sue labbra,
che, nella loro modestia, diventano ancora più rosse
considerando peccato quei baci; ma Romeo
non può! Egli è al bando. Questo possono fare
le mosche, e io no, perché devo fuggire.
Esse sono libere, e io al bando. E tu mi dici
ancora che esilio non è morte?
Non avevi, per uccidermi, un veleno, un coltello
dalla punta affilata, un mezzo qualsiasi di morte,
più immediato di questo miserabile "bandito"?
"Bandito"? O padre, i dannati nell'inferno dicono questa parola a cui fa eco un lungo lamento.
Tu che sei un servo di Dio, un confessore di anime,
uno che libera dai peccati, tu che dici di essere
mio amico, come hai il cuore di annientarmi
con la parola "bandito"? -
giovedì, 27 marzo 2008
author: viareggina @ marzo 27, 2008 14:54
category: testi, teatro, passione
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pioggia

Sete di te m'incalza nelle notti affamate.

Tremula mano rossa che si leva fino alla tua vita.
Ebbra di sete, pazza di sete, sete di selva riarsa.
Sete di metallo ardente, sete di radici avide.
Verso dove, nelle sere in cui i tuoi occhi non vadano
in viaggio verso i miei occhi, attendendoti allora.


Sei piena di tutte le ombre che mi spiano.
Mi segui come gli astri seguono la notte.
Mia madre mi partorì pieno di domande sottili.
Tu a tutte rispondi. Sei piena di voci.
Ancora bianca che cadi sul mare che attraversiamo.
Solco per il torbido seme del mio nome.
Esista una terra mia che non copra la tua orma.
Senza i tuoi occhi erranti, nella notte, verso dove.


Per questo sei la sete e ciò che deve saziarla.
Come poter non amarti se per questo devo amarti.
Se questo è il legame come poterlo tagliare, come.
Come, se persino le mie ossa hanno sete delle tue ossa.
Sete di te, sete di te, ghirlanda atroce e dolce.
Sete di te, che nelle notti mi morde come un cane.
Gli occhi hanno sete, perché esistono i tuoi occhi.
La bocca ha sete, perché esistono i tuoi baci.
L'anima è accesa di queste braccia che ti amano.
Il corpo, incendio vivo che brucerà il tuo corpo.
Di sete. Sete infinita. Sete che cerca la tua sete.
E in essa si distrugge come l'acqua nel fuoco.

P.Neruda

lunedì, 24 marzo 2008
author: viareggina @ marzo 24, 2008 11:24
category: testi, teatro, shakespeare, passione
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Addio, sei troppo prezioso perché io ti possegga,
e assai probabilmente tu conosci la tua stima;
la carta dei tuoi pregi ti consente di affrancarti;
i miei titoli su di te sono tutti scaduti.
Perché come ti tengo  se non per tua concessione,
e di tale ricchezza dov'è il mio merito?
Ragione di questo bel dono a me manca,
e così il mio diritto si sperde e a te si rende.
Tu desti te stesso, ignorando allora i tuoi pregi,
o me, a cui ti desti, prendendo per un altro;
così il tuo gran  dono, cresciuto su un malinteso,
se ne ritorna a casa, ora che tu giudichi meglio.
Ti ho avuto, quindi, come un sogno che lusinga:
nel sonno un re, al risveglio tutt'altro.

W. Shakespeare
mercoledì, 19 marzo 2008
author: viareggina @ marzo 19, 2008 14:58
category: testi, clown
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Con il sorriso dipinto di un clown
l'ultima scena la faccio per te,
per una vita dovrai ricordare
l'attimo in cui hai perso me...
L'indifferenza totale che tu
da gran signore giocavi con me,
vedi che anch'io la so recitare
e caso strano fa male anche a te
Chissà perché tu che eri un re...
E mi vorrai come allora
perché uscendo dalla porta ho riso ancora
perché il cuore paga chi non soffre mai e
 mi vorrai di più ancora,
bella stupida convinta che l'amore
fosse dire a quel telefono "dai, suona se puoi,
fa' che sia lui, fa' che sia lui"
E poi c'è un ultimo gesto del clown
che non vedrai, che io tengo per me
Togliere questo sorriso e gridare
che t'amo ancora ma non lo saprai 
e mi vorrai come allora
perché uscendo dalla porta ho riso ancora
perché il cuore paga chi non soffre mai e
e mi vorrai di più ancora,
bella stupida convinta che l'amore
fosse dire a quel telefono "dai, suona se puoi,
fa' che sia lui, fa' che sia lui",
fosse dire a quel telefono "dai, suona se puoi,
fa' che sia lui, fa' che sia lui"...

Mina

Grazie a ClownMargherito...
domenica, 02 marzo 2008
author: viareggina @ marzo 02, 2008 19:01
category: testi, teatro, shakespeare, passione, formazione
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Giulietta

            Vuoi andare già via? Ancora è lontano il giorno:

non era l'allodola, era l'usignolo

che trafisse il tuo orecchio timoroso:

canta ogni notte laggiù dal melograno;

credimi, amore, era l'usignolo.


Romeo

            Era l'allodola, messaggera dell'alba,

non l'usignolo. Guarda, amore, la luce invidiosa

a strisce orla le nubi che si sciolgono a oriente;

le candele della notte non ardono più e il giorno

in punta di piedi si sporge felice dalle cime

nebbiose dei monti. Devo andare: è la vita,

o restare e morire.


Giulietta

            Quel chiarore laggiù

non è la luce del giorno, lo so: è una meteora

che si libera per te dal sole questa notte,

la torcia per farti lume sulla via di Mantova;

dunque rimani ancora, c'è tempo per andare.


Romeo

        Mi prendano pure, sarà certo la morte,

ma sono felice se tu vuoi così. E dirò, allora,

che là, quel grigio non è l'occhio del mattino

ma il fioco riverbero della fronte di Cinzia;

che non è l'allodola a battere la volta

del cielo, così alta su noi. Io voglio restare,

non voglio più partire: vieni, o morte,

sarai la benvenuta! Vuole così Giulietta.

Che c'è, anima? Parliamo, non è giorno.


Giulietta

            E' giorno, è giorno: dunque, presto, va' via!

E' l'allodola che canta fuori tono

forzando su dissonanze e aspri acuti.

Dicono che l'allodola divida con dolcezza

ogni accordo: questa non ci divide con dolcezza;

e ancora, che l'allodola e il rospo ripugnante

abbiano scambiato i loro occhi:

così avessero fatto anche della voce,

poi che quella voce lotta il nostro abbraccio,

perché ti caccia da me, col suo richiamo al giorno.

Oh, va', ora, va'; si fa sempre più luce.



lunedì, 25 febbraio 2008
author: viareggina @ febbraio 25, 2008 19:03
category: testi, perle di saggezza, passione
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Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza,
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di
fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto
prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del
semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

P. Neruda


martedì, 19 febbraio 2008
author: viareggina @ febbraio 19, 2008 15:36
category: testi, teatro, shakespeare, passione
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Così tu sei ai miei pensieri come alla vita il cibo,
o come rovesci di dolci stagioni alla terra;
e per la tua pace io sostengo tale lotta
quale tra l'avaro ed i suoi ricchi averi:
ora esultante nel goderne, e poi subito
timoroso che quest'epoca ladra gli rubi il suo tesoro;
ora calcolando che il meglio sia lo star solo con te,
poi ancora meglio che il mondo veda il mio piacere;
talvolta sazio di banchettare  della tua vista,
e poi subito affamato  di uno sguardo;
possedendo o inseguendo  solo il diletto
che ho già avuto  o che avrò da te.
Così languisco e mi sazio, giorno dopo giorno,
o divorando tutto, o di tutto privo.

William Shakespeare
venerdì, 08 febbraio 2008
author: viareggina @ febbraio 08, 2008 13:52
category: testi, teatro, shakespeare, passione
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"O cuore di serpente, in un corpo simile a un fiore! Quale drago abitò in un antro così bello? Bellissimo tiranno! Angelico demonio! Corvo con ali di colomba, agnello famelico come un lupo! Lurida materia dall'apparenza divina! Perfetto contrario di quello che sembravi! Santo dannato! Nobile farabutto! O natura, che metterai nell'inferno, se hai accolto lo spirito di un demonio dentro il paradiso mortale di un corpo così perfetto? Vi fu mai un libro così bel rilegato, e di contenuto così vile? Può l'inganno abitare in un palazzo così sontuoso?"